Selezione del Dogo Argentino e DNA Stampa E-mail
Mercoledì 15 Marzo 2006 18:23

Dr. Alessandro De Crescenzo - Forum D.A.C.I.

Il tema selezione è molto complesso. La complessità conduce spesso a dover parlare o scrivere di cose noiose. Tuttavia per comprendere è necessario partire da alcune basi di biologia e genetica.

Tutto parte dal DNA, la molecola che indica la direzione per le infinite attività cellulari. Tutte le cellule di un individuo contengono un identico DNA, che però ha un'espressione genica differente a seconda del tipo cellulare. La diversità tra le cellule è dovuta quindi alla differente espressione genica del DNA. Nel cane il DNA è organizzato in 78 cromosomi all'interno del nucleo da dove presiede alle innumerevoli attività riguardanti altre importanti strutture della cellula. Le cellule di un organismo animale sono all'incirca 1000 miliardi, all'interno di ognuna di esse è presente il medesimo DNA genomico, lungo approssimativamente 2 metri. Nel DNA genomico sono contenuti circa 20.000-30.000 geni, anche se ultimamente, con il mappaggio dei genomi nell'uomo e di altre specie animali, pare che il numero effettivo dei geni codificanti per determinate proteine non è così elevato.

Negli ultimi anni gli studi genetici riguardanti il cane si sono moltiplicati e sono sempre più numerose le applicazioni derivanti da questo studio per la comprensione a livello molecolare dei principali disordini che interessano il cane. In medicina veterinaria i possibili campi di applicazione della biologia molecolare potete immaginare quanto siano importanti e numerosi. Uno dei settori che maggiormente interessa chi alleva è sicuramente quello della selezione dove tra l'altro le moderne tecniche del DNA offrono grandi possibilità. Pensiamo al controllo genetico della parentela, allo studio della variabilità genetica e dell'eredità patologica, all'identificazione delle varianti all'eliche responsabili per determinati fenotipi (morfo-funzionali) che possono interessare la selezione di una determinata razza canina. Le tecniche di biologia molecolare e le recenti scoperte legate al mappaggio dei genomi aprono nuovi orizzonti in tutto l'ambito zootecnico, basti in tal senso pensare alla possibilità di allestire dei test diagnostici basati sullo studio del DNA e che consentono in modo sicuro il riconoscimento di soggetti portatori di un determinato difetto genetico e quindi la messa in opera di piani selettivi mirati che permettono in tempi brevi la completa eradicazione del difetto dall'allevamento.

Riguardo alla fredda determinazione dei caratteri attraverso un esame genetico, il futuro corre veloce e con esso il progresso. E' evidente che dobbiamo confrontarci con nuna realtà molto più complessa. In generale tuttavia in genetica 2+2 non fa sempre quattro, voglio dire, la genetica è una disciplina in costante evoluzione. La fortuna e un pizzico di caparbietà continueranno ad essere importanti anche in un prossimo futuro.

E' chiaro che una scientificità nella selezione di cucciolate sane e forti è auspicabile sempre e comunque. Noi sappiamo che un numero di cani che vivono in un determinato habitat e vengono sistematicamente selezionati per compiere una funzione, acquisiranno con il tempo (inteso in secoli) anche un'omogeneità fisiologica grazie alla presenza di una quantità di individui che si trovano ad essere portatori di caratteristiche ritenute funzionali in quel momento e per quel preciso sistema. Questo significa che solo attraverso la combinazione controllata dei fattori patrimonio genetico-salute-educazione-funzione-tempo, l'uomo ha potuto creare attraverso la selezione, l'incrocio e le mutazioni, razze evolute e stabilizzate, utilizzate successivamente per crearne o migliorarne altre.

Don Antonio ha fatto proprio questo e l'incredibile è che a lui sono serviti pochi anni non secoli (in questo caso anche la fortuna ha avuto la sua bella importanza). Bisogna considerare che allevare il cane non è come allevare galline o mucche o conigli. Il puro profitto, in un animale d'affezione e da lavoro (e non da reddito), deve essere secondario rispetto alla salute, alla funzionalità ed al carattere.

La domanda fondamentale è "perchè non si riesce ad ottenere una omogeneità nelle cucciolate di dogo argentino?

La risposta è semplice: le variabilità morfologiche fra i vari soggetti sono insite nella loro originaria natura. Vale a dire la natura non fa salti. Nell'ambito di una stessa razza, le differenziazioni di taglia, proporzioni, pelo, carattere, fra i vari soggetti sono state plasmate dall'habitat e dalla funzione. Prendiamo lo splendido Cane Corso. Se è così è stato grazie all'habitat e alla funzione. Estremizzare uniformità morfologica contro una eterogeneità fisionomica collegabile ad una giusta variabilità genetica interna alla razza stessa, è altamente dannoso.

In cinognostica il concetto di bellezza è funzionale. Un soggetto è tanto più bello quanto più la sua morfologia ed il suo carattere lo rendono adatto alla funzione che deve svolgere. Su questo tema si aprirebbero polemiche tremende soprattutto con il Dogo Argentino, ma disattendere questo postulato fondamentale comporta, prima o poi, la decadenza di una razza fino alla sua sostituzione con un'altra più adatta allo scopo.

 
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