E' tornata la Rabbia Stampa E-mail
Venerdì 08 Luglio 2011 00:00

DR. STEFANO SKERT - BOLLETTINO DACI 2010

No, non è uno scherzo, e nemmeno una triste e drammatica considerazione legata agli stati emotivi dei nostri tempi, bensì mi riferisco al riaffacciarsi in Italia di questa pericolosa malattia infettiva, che può colpire con esito quasi invariabilmente letale i cani, i gatti e l'uomo al di là di una serie di carnivori selvatici ed eccezionalmente il bovino (soprattutto nel sud America ad opera del morso di pippistrelli infetti).

E' di questi giorni infatti la notizia che è stata resa obbligatoria la vaccinazione precontagio per cani, gatti e furetti diretti in Friuli e nella provincia di Belluno, vista l'evoluzione della diffusione della malattia in questi territori. La vaccinazione andrebbe effettuata almeno ventun giorni prima dell'eventuale ingresso nelle zone a rischio e da non oltre undici mesi. Inoltre viene fatto obbligo di conduzione al guinzaglio (come comunque già dovrebbe essere per precedenti ordinanze...) , di attenta sorveglianza, in particolare nelle zone silvestri e montane, ed ovviamente deve essere evitato accuratamente qualsiasi contatto con animali selvatici, segnatamente con le volpi, le più astute ed efficaci artefici della diffusione, tanto che proprio una di esse, o meglio due, hanno causato la sospensione dell'Italia come territorio libero da rabbia.

Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire cosa è successo, che tipo di malattia sia la rabbia e perchè rappresenti una seria minaccia per la salute dei nostri cani, ma soprattutto della salute pubblica e cosa si può fare per arginare e prevenire la minaccia.

L'Italia era considerato territorio libero da rabbia dal 1997, sino a che nell' ottobre del 2008 una volpe infetta morde un uomo di 69 anni alla caviglia. Il malcapitato fortunatamente è stato immediatamente sottoposto ad efficaci terapie post contagio ed è tuttora sotto stretta ed attiva sorveglianza sanitaria. Questo avveniva in un comune dell'Alto Friuli, e poco distante nello stesso periodo veniva rinvenuto un altro esemplare di volpe infetto. Le ricerche epidemiologiche e genetiche riconducevano l'origine del virus isolato a ceppi presenti endemicamente in Slovenia e Bosnia Erzegovina. In Friuli la rabbia era presente nei periodi dal 1970 a tutti gli anni 80, e nuovi focolai venivano rilevati dal 1991 al 1995, ma le misure di polizia sanitaria con vaccinazioni a tappeto degli animali domestici, ma in special modo l'utilizzo di vaccinazioni orali inserite in esche per volpi, campagne condotte nel '89 e dal 1992 al 2004, permettevano una sostanziale eradicazione della malattia dal territorio, individuando l'ultimo caso di rabbia nella zona di Trieste nel 1995.

Ma si sa che le volpi non rispettano i confini, sicchè... eccoci ritornare ad una situazione pericolosamente vicina a quella dei decenni scorsi. La rabbia è una malattia virale per certi versi unica, ma terribilmente efficace nella sua diffusione: infatti, oltre ad una mortalità pressochè del 100% , che ne limiterebbe per ovvi motivi la contagiosità, è caratterizzata in natura da uno spettro d'ospite di ampiezza enorme, sfuggendo ai meccanismi di immunità di popolazione proprio per la sua altissima letalità. Inoltre la diffusione della malattia è favorita dal fatto che gli animali attori del contagio sono solitamente di taglia medio piccola, induttori di ferite non mortali, senza un vello denso e folto e con spiccata attitudine al combattimento, tutto questo , unito al fatto che la saliva dei soggetti rabidi contiene titoli elevatissimi del virus, spiega la diffusione mondiale e l'alta persistenza della malattia.

La malattia si diffonde secondo un ciclo epidemiologico “silvestre”, dove nelle nostre zone la volpe fa da protagonista, ed un ciclo cosiddetto “urbano” , dove cani e gatti , soprattutto in situazioni di randagismo, fanno da anello di congiunzione con i selvatici e portano invariabilmente la malattia a stretta vicinanza dell'uomo con tutti i rischi che ne conseguono.

La rabbia deve il suo nome proprio ad alcune caratteristiche cliniche della patologia: infatti il virus dopo il contagio ed un periodo di incubazione più o meno lungo (nella volpe dai 12 fino a 153 giorni e nel cane fino a 180 giorni) si localizza nel sistema nervoso centrale, causando un'encefalite con segni di tipo eccitativo e/o depressivo, spesso associati ad aggressività seguiti da paralisi e morte. In particolare nella fase cosiddetta prodromica, che si manifesta dopo il periodo di incubazione e precede la fase furiosa e/o paralitica, il soggetto infetto palesa uno stato ansioso, irritabilità o depressione e nell'uomo segni di neurite nella zona della ferita, seguono quindi gravi segni neurologici caratterizzati da allucinazioni, perdita del senso di orientamento, vagabondaggio, comportamenti anomali ( volpi che circolano in ore diurne e tendono ad avvicinare l'uomo: attenzione!), iperattività sino ad atteggiamenti “furiosi” ed aggressivi. Tipico nell'uomo è lo spasmo del faringe che causa un' ingiustificata paura dell'acqua (idrofobia), con reazioni di terrore manifeste già solo alla vista dell' acqua o al semplice percepire del suo rumore. Nel cane spesso si osserva un cambiamento della fonesi ( soggetti che abbaiano con tonalità diverse dal solito o con difficoltà), paralisi dei massetteri e abbondante perdita di saliva che inducono spesso proprietari, allevatori o veterinari ad ispezionare il retrobocca venendo in contatto con saliva contagiosa ( attenzione!). Da qui il passaggio alla fase paralitica è breve, si susseguono il coma e la morte. Solo raramente la malattia evolve senza entrare nella fase “furiosa”, ma si manifesta nella forma paralitica, più comune nelle aree dove la malattia è trasmessa da vampiri (chirotteri) che causano ferite di modesta entità con il loro morso.

Appare evidente che la scarsa specificità dei sintomi, soprattutto nella fase prodromica, l'impossibilità attualmente di fare una precoce diagnosi in vita, ci mettono nella condizione di agire con la massima prudenza ogni qual volta si sospetti un possibile contagio, oppure se si rilevano comportamenti anomali nei nostri cani dopo essere stati in aree a rischio, e ,ricordando che se il morso animale-animale o animale- uomo è la via di diffusione di gran lunga dominante, anche il semplice contatto di saliva infetta con abrasioni anche minime della cute e delle mucose può essere fatale.

Per il cane attualmente non sono ammesse terapie post contagio, riservate ovviamente solo all'uomo, e queste consistono fondamentalmente nella somministrazione di siero immune o gammaglobuline; sperimentalmente sono allo studio antivirali (HPA) e vaccino-terapia. Gli interventi di profilassi per la prevenzione del contagio sono quindi le azioni fondamentali per limitare la diffusione e tentare di eradicare dal territorio la malattia, salvaguardando i nostri animali e la salute pubblica. Per quanto riguarda il ciclo silvestre della malattia si procederà con l'immunizzazione orale dei selvatici (non sono previsti attualmente abbattimenti mirati delle volpi), e come precedentemente accennato, l'immunizzazione tramite inoculazione sottocutanea di vaccino con virus inattivato, nei cani, gatti e furetti che potrebbero alimentare il ciclo urbano di diffusione nelle aree a rischio. Ricordiamo inoltre le norme di polizia sanitaria che prevedono in caso di aggressione all'uomo il sequestro e l'osservazione del morsicatore se sospetto portatore del virus, e nel caso in cui l'animale aggressore fugga e rimanga sconosciuto, l'aggredito (se uomo) va sottoposto comunque a trattamento post infezionale, mentre se l'aggredito è un animale, e salvo le deroghe previste per legge, esso deve essere immediatamente soppresso.

Per concludere ancora due parole sull'importanza della vaccinazione dei nostri animali, che vanno immunizzati secondo le indicazioni del produttore del vaccino, avendo l'accortezza di effettuare un richiamo dopo 2 -3 settimane nei soggetti molto giovani che vivono nelle aree dove si pratica la vaccinazione sistematica , questo per ovviare alla scarsa reattività immunitaria dovuta alla presenza di immunità passiva colostrale, in grado di neutralizzare parte della stimolazione vaccinale. Per mantenere un adeguato titolo anticorpale è altresì importante effettuare poi richiami a cadenza annuale (entro l'undicesimo mese post vaccinazione).

Mi permetto di sottolineare, viste le situazioni che nella mia esperienza professionale mi è capitato di constatare tristemente, che l'intervento vaccinale andrebbe eseguito solo sotto stretto controllo medico da parte dei veterinari, dato che si deve ricordare che in questo frangente (così come durante qualsiasi vaccinazione) si sta esplicando un importante momento di medicina preventiva e solo professionisti qualificati sono in grado di valutare lo stato di salute dei vostri animali che è un pre requisito fondamentale per l'efficacia della vaccinazione. Non perdiamo quindi questa importante occasione di prevenzione: la visita clinica che deve precedere qualsiasi intervento vaccinale se condotta con attenzione e scrupolo è un'ottima occasione per monitorare lo stato di salute dei soggetti e garantire così la possibilità di riscontrare patologie ancora in stadio subclinico e permettere le adeguate contromisure sanitarie, consentendo ai vostri cani una vita il più possibile libera da malattie, quindi più lunga e felice.


Stefano Skert si laurea nel 1998 presso la facoltà di medicina veterinaria di Parma con 110 e lode presentando una tesi sperimentale, successivamente pubblicata, inerente le patologie respiratorie del cavallo. I primi due anni della sua carriera professionale sono dedicati prevalentemente alla medicina del cavallo sportivo, collaborando con diverse cliniche specializzate del nord e centro Italia. Dopo una breve esperienza lavorativa presso la Novartis Animal Health come consulente per il marketing scientifico e la formazione tecnico-scientifica della forza vendita , decide di occuparsi a tempo pieno della medicina e chirurgia dei piccoli animali. Nel 2001 - 2002 è ricercatore a contratto presso il dipartimento di chirurgia della facoltà di medicina veterinaria di Camerino,dove partecipa a diversi progetti di ricerca in campo anestesiologico e chirurgico, collabora nei programmi d'insegnamento e nell'organizzazione dell' esercitazioni pratiche in clinica chirurgica. Nello stesso periodo , presso la Clinica Veterinaria Via Emilia (Sordio), si occupa di chirurgia dei tessuti molli, radiologia, ortopedia clinica, traumatologia e pronto soccorso. Dal 2003 è direttore sanitario presso la propria struttura a Salsomaggiore Terme dove l'organizzazione sanitaria è particolarmente attenta alla medicina preventiva, offrendo ai proprietari di animali programmi di screening per le principali patologie a partire dall' età pediatrica al paziente anziano.

 
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